Blog
24th Ago
matrimonio contadino

Il matrimonio Piceno: fra tradizione, superstizione e folklore

Posted by Valentina

matrimonio contadino

Il matrimonio marchigiano/piceno è nei secoli dei secoli il matrimonio della tradizione, quello contadino, fondato sulla cultura delle persone di una volta, gente semplice che seguiva rituali fra l’esoterico e la superstizione, dei gesti secolari e quasi innati, tramandati, ricordati e voluti per tenere lontana la cattiva sorte.

Nei primi anni del novecento, un matrimonio contadino nel piceno era scandito da alcuni passi fondamentali: un sabato sera i genitori si incontravano a casa della ragazza “p’accomodasse pe lù compromesse“. In questa occasione veniva stabilita la dote che la ragazza avrebbe portato a casa del ragazzo e fissata la data, che doveva cadere di sabato se lo sposo era mezzadro di un piccolo podere o di giovedì se questo lavorava in grandi appezzamenti con l’aratro.

La dote solitamente comprendeva la biancheria in possesso della ragazza, tutta rigorosamente lavorata a mano, in particolare in tombolo (nelle famiglie più abbienti) o con le iniziali dei novelli sposi ricamate, ma vi erano anche arnesi da cucina e stoviglie in rame e un baule di legno per contenere il tutto. La dote era il biglietto da visita delle giovani per garantirsi un buon matrimonio, e veniva preparata con attenzione fin dalla nascita della figlia femmina.

matrimonio piceno di una volta

Quella stessa sera gli amici dei due fidanzati organizzavano l’impagliata: se questi infatti non erano “di primo amore” ma avevano degli ex, i buontemponi tracciavano il percorso da casa dei futuri sposi a casa dei rispettivi ex con della paglia, e riempivano i loro pianerottoli con foglie di fico e aglio.

Qualche giorno prima del matrimonio avveniva l’annuncio (o sgridata), un corteo trasportava la dote della sposa nella futura casa su di un birrocchio tirato da due buoi addobbati da fiocchi nuziali, al corteo partecipavano le ragazze che portavano, su dei canestri messi sulla loro testa, le lenzuola e i cuscini, a loro spettava il compito “d’arfà lù liett”, ma prerogativa principale per essere scelte a svolgere questo rituale, era necessario essere illibate, altrimenti il matrimonio avrebbe avuto una grande sfortuna.

Dopo l’annuncio (che sostituiva le attuali pubblicazioni) tutti i paesani, invitati e non, potevano portare il loro saluto e augurio alle famiglie delle due, tassativamente evitando i giorni di martedì e venerdì. Un’altra accortezza doveva essere usata dagli invitati nel far visita alla famiglia della sposa: la prima donna a portare i suoi auguri non doveva essere vedova.

“Mogghie, marite e figghie, come Die te li dà, te li pigghie”
(moglie,marito e figli , come Dio te li dà, tu te li devi prendere. Detto proverbiale piceno)

Il giorno dello sposalizio tutto il paese era coinvolto, un lungo corteo con in testa gli sposi, seguiti dai parenti più stretti e dai testimoni. Prima tappa, la casa della sposa dove la madre di lei offriva ciambelline di zucchero e vino.
Subito dopo ci si dirigeva verso la casa degli sposi e qui, ad attendere il corteo, c’era la suocera, che aspettava sull’uscio con il mazzo di chiavi appeso alla cinta, simbolo del suo ruolo di padrona di casa. La sposina, nell’improvviso silenzio generale, si inginocchiava in attesa della frase rituale:

Puorte la pace o puorte la guerra nella mia casa?” (porti la pace o la guerra in casa mia?) chiedeva l’anziana donna, la sposina rispondeva:

Porto la pace“, e la suocera replicava:”La pace pourte e la pace t’aretruove!”  (la pace porti, la pace troverai)

A quel punto esplodeva la gioia, iniziavano i festeggiamenti, la nuova arrivata veniva accompagnata a visitare la sua futura casa. La suocera solitamente regalava alla sposa una collana di corallo, come buon augurio e segno di totale accettazione all’interno della famiglia.

La pace fra la socera e la nora…dura quanne la neve marzarola”

(la pace fra suocera e nuora dura poco, come la neve di marzo, detto popolare ascolano)

matrimonio contadino gruppoIl ricevimento si svolgeva solitamente all’aperto, nell’aia della casa, e agli ospiti venivano offerti brodo, crema fritta, cappone, carne arrosto, ciambelle e vin santo, alla base dei banchetti nuziali delle nozze contadine.
Lu poeta del paese cantava versi per la coppia, augurando gioia e serenità, alla fine tutti andavano via, un po’ alticci per il vino ed i balli sfrenati, portando con sé una ciambella nuziale avuta come ricordo (l’antenata delle attuali bomboniere) in cambio di un’ offerta in denaro.


 

COMMENTS (1)

  1. SILVIO FILIAGGI on 9th Set 2015

    Il Paradiso, secondo i Vangeli, è come un pranzo nuziale dove tutti sono invitati e dove regna la gioia e l’abbondanza. Nella durezza della vita agro-picena, il Matrimonio e il pranzo nuziale sono stati sempre bagliori di serenità paradisiaca all’inizio di una vita santa nel matrimonio e nel lavoro.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

seguici

Contattaci

Back to Top